Come nel dopoguerra

2 marzo 2009, ore 10:21
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Indietro tutta! I mercati Usa stanno rivedendo i minimi di novembre, diversi altri -  come quello italiano – li hanno abbondantemente passati e sembrano non avere alcuna forza per risalire.

Ma a dir la verità, che la direzione fosse quella l’avevamo già rimarcato nel post della scorsa settimana. E tutto sommato gli indici sono sì retrocessi, ma non in maniera così evidente come si poteva temere. Per ora, naturalmente. 

Il PIL Usa è crollato del 6,2% in un solo trimestre, l’ultimo del 2008. D’altra parte le previsioni indicavano comunque un – 5,4%. Per trovare valori così importanti dobbiamo tornare a ben oltre 2 decenni orsono, più esattamente al 1982, ma è già qualcosa che al momento il fantasma del ‘29 non venga evocato per l’ennesima volta.

Negli Usa le misure annunciate dal Presidente Obama, complessivamente 3.600 miliardi di stimoli all’economia comprese le maggiori tasse sui più abbienti – secondo i principi già enunciati in campagna elettorale – stanno per trovare fiera opposizione al Congresso, e non solo da parte delle potenti lobbies repubblicane. Reazioni peraltro che erano in qualche modo attese, cosicchè con tutta probabilità il pacchetto verrà emendato ma non verrà stravolto nè nell’entità nè nei contenuti. 

La ricostruzione è sempre dolorosa

E’ un quadro complicato e difficile quello che si presenta sotto i nostri occhi, negarlo sarebbe sciocco.

Qualcuno ha paragonato efficacemente quanto accaduto dalla crisi dei subprime in poi ad un vero e proprio conflitto globale, senza armi, ma comunque devastante per le vite di milioni di persone, oppresse da improvvisa disoccupazione e da perdite anche ingenti del denaro investito nei mercati dei capitali. 

L’immagine altrettanto efficace che scaturisce da una tale visione è quella della ricostruzione post-bellica: scenari apocalittici di macerie rovinose, fame e disperazione lasciano gradualmente spazio a nuove infrastrutture, nuove abitazioni, nuove unità produttive. 

La fase che l’economia mondiale sta attraversando presenta diverse analogie, è una fase complessa e non lineare: se è vero, per esempio, che c’è tanta liquidità immessa nel sistema, è anche vero che non circola e ci vorrà tempo perchè lo faccia.

La  glOBAMisation non sarà un processo veloce e semplice: riconvertire un’economia come quella americana, votata per tanto tempo più allo sviluppo dell’industria militare che a quello del settore ecologico non sarà una passeggiata. 

Attenzione ai piccoli segnali

Il risparmiatore ed il piccolo investitore accorti sarà bene che – proprio come la ripresa dal dopoguerra non assume subito le forme del boom – dìano retta anche a quei piccoli segni di cambiamento che piano piano si accumuleranno e faranno percepire un livello di attività nell’economia reale meno catatonico di quanto si potesse pensare. 

Già, ma quali sono questi segnali ? Alle volte non occorre aspettare i tempi lunghi e basta leggere i titoli dei giornali: in piena crisi occupazionale apprendiamo così che l’Ikea cavalca il boom del fai da te  ed assume 1.000 addetti.

O che Telecom Italia, rimessa in sesto dal nuovo management, sta riducendo – sia pur poco – l’indebitamento e chiude comunque il 2008 in utile, anch’esso in regresso ma comunque utile.

Piccoli segni, piccoli indizi. Come quelli timidi, ma di ripresa, del dopoguerra.

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