Messaggi divergenti

26 gennaio 2009, ore 15:31
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L’Inauguration Day, la giornata celebrativa della nuova storica Presidenza degli Stati Uniti d’America, è dunque trascorso e siamo entrati nella fase operativa. 

Nell’ultimo post (Benvenuti nell’era della glOBAMisation! sottolineavo il passaggio – importante per risparmiatori ed investitori – ad una nuova era e, curiosa coincidenza, Barack Hussein Obama ha parlato esplicitamente nel suo discorso di insediamento di una “nuova era di responsabilità”. 

Responsabilità e cambiamento

Un messaggio rivolto innanzitutto agli Americani stessi, che devono prendersi la responsabilità di trovare soluzioni a problemi spesso da loro stessi creati in tutti i campi di attività dell’uomo, da quello geopolitico a quello religioso a quello economico.  

E’ parso ai più già un leader, convinto e convincente, che spronava i connazionali a rimboccarsi le maniche e a porre rimedio ai tanti mali di cui gli Usa soffrono. E non solo gli Usa. 

In seconda battuta, infatti, è stato – secondo le più positive attese – un messaggio rivolto all’intero mondo, collegato in diretta con Wahington.“Signori, si cambia” è sembrata la sintesi di quella ventina di minuti di buona ed asciutta oratoria. 

Le reazioni

Col 63% di gradimento da parte dei compatrioti, certificato dai sondaggi, Obama si colloca fianco a fianco con J.F. Kennedy, segno che ha saputo coinvolgere e motivare come l’illustre predecessore due terzi della popolazione al cambiamento. 

Naturalmente ci sono anche note profondamente dissonanti, come l’accoglienza scettica dei mercati finanziari, con le Borse giù di brutto proprio nello stesso giorno, come a dire: “Belle parole, ora attendiamo i fatti“.  

E sembra proprio che i fatti stiano arrivando, con il pacchetto di misure da oltre 800 miliardi di dollari, ma anche con episodi quali l’avvertimento – sia pure non ufficiale – alla Cina da parte del segretario al Tesoro Geithner, perchè si decida a rivalutare lo yuan, cioè la valuta nazionale, per non incorrere in una contro-reazione protezionistica degli Usa stessi. 

Verso la riconquista del ruolo

Chi è abituato a leggere gli avvenimenti con le stesse lenti da sempre, dirà logicamente che la dura presa di posizione con la Cina è aria fritta, per la gigantesca ritorsione che i cinesi potrebbero attuare se vendessero in blocco i titoli di stato Usa, mentre il messaggio inaugurale è stato un appello normale, anzi quasi disperato: gli Americani stanno affondando e il nuovo venuto alla Casa Bianca cerca di tirarli un po’ su di morale, poi tutto tornerà come prima. 

Ovviamente dissento in maniera categorica: chi ha seguito il consiglio di collegarsi al sito governativo Usa, ha avuto modo di percepirne l’aria davvero diversa, nuova e interattiva. Obama ha trovato in Internet un prezioso alleato in fase di elezioni, non rinuncerà alle straordinarie capacità del mezzo proprio ora che può ambire ad una coesione mai avuta prima 

E se sarà unita, l’America andrà lontano, riprendendosi un ruolo che sembrava perduto. 

Il contrasto

Quanta differenza con lo scenario europeo! Invece di esprimere scetticismo ad oltranza, dovremmo forse riflettere sulla distanza abissale, se non altro di comportamenti, che registriamo al di qua dell’Atlantico: scarso coordinamento tra i Governi, misure anticrisi in ordine sparso e messaggi quali quello di questa settimana proveniente della BCE (malignamente definita da qualcuno Banda Cretini Europei) da lasciare attoniti, perchè sono tutto meno che rassicuranti. 

Mentre quasi ovunque infatti si ribadisce che è la fiducia il fattore chiave per far ripartire l’economia e  far tornare risparmiatori e investitori sui mercati, la massima istituzione creditizia del Vecchio (proprio vecchio) Continente, avverte che la recessione sarà lunga e profonda e che si ripercuoterà sulle prossime generazioni.

Va bene essere realisti, ma quali sono le ricette di Trichet e degli altri soloni di Francoforte ? Nessuna ! Alla faccia del ritorno della fiducia… “Allegria !”, direbbe Mike Bongiorno.

Peccato che non siamo ad uno dei suoi telequiz, ma nel bel mezzo della tempesta economica e finanziaria più grave da diversi decenni a questa parte.

Incrociamo le dita.

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