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Non affondate i fondi !

Assogestioni ha comunicato che nel 2008 l’industria italiana dei Fondi comuni di investimento ha subito una contrazione della raccolta (riscatti meno sottoscrizioni) pari a 140 miliardi di euro ed ora il patrimonio totale di questi strumenti è di soli 409 miliardi di euro.  Un vero e proprio tracollo che non sorprende più di tanto, visto [...]

lunedì, 12 gennaio, 2009 , ore 15:37 - 29 Commenti

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Assogestioni ha comunicato che nel 2008 l’industria italiana dei Fondi comuni di investimento ha subito una contrazione della raccolta (riscatti meno sottoscrizioni) pari a 140 miliardi di euro ed ora il patrimonio totale di questi strumenti è di soli 409 miliardi di euro. 

Un vero e proprio tracollo che non sorprende più di tanto, visto che la tendenza è in atto da molti mesi a questa parte. Le dimensioni del fenomeno sono però davvero imponenti e possiamo tranquillamente affermare che siamo difronte ad uno stato di pre-morte di questo strumento, più che ad una sua malattia grave. 

Ottime premesse, pessimi risultati

Peccato, perchè le caratteristiche dei fondi comuni, introdotti in Italia nel 1984 dopo la fase pionieristica di successo dei prodotti lussemburghesi di Fideuram (Fonditalia) e Dival, sembravano fatte apposta per incontrare i favori di un mercato particolarmente importante per capacità di risparmio ma decisamente poco sviluppato quanto a varietà di servizi a disposizione. 

Attraverso il fondo comune i risparmiatori italiani avebbero potuto apprezzare nel tempo i vantaggi di: 

- grandi masse patrimoniali

- gestite professionalmente

- in maniera diversificata 

riuscendo così ad auto-istruirsi grazie ai risultati che sicuramente non sarebbero mancati. 

Era questa la scommessa che i fautori dello strumento avevano fatto al momento del loro lancio, ma dopo 25 anni dobbiamo amaramente constatare che i difetti – a partire dagli scarsi risultati in termini di rendimenti finali – hanno di gran lunga superato i teorici pregi. 

Perchè non hanno funzionato

Le cause sono state molteplici, ci limitiamo a citarne le principali. 

Innanzitutto le fasi di rialzo delle Borse sono state sistematicamente accompagnate dall’aumento delle sottoscrizioni, mentre quelle di ribasso dalla prevalenza dei riscatti: segno inequivocabile che gli investitori non sono stati sufficientemente informati sulle migliori opportunità di performance che si registrano quando il fondo comune viene mantenuto per un periodo più lungo e viene gestito dai possessori di quote in modo esattamente opposto a quello descritto (importi aggiuntivi nelle fasi di ribasso, alleggerimenti in quelle di rialzo).  

Un grave difetto di educazione della clientela imputabile soprattutto alle banche, molto efficienti invece nel dirottare i flussi di riscatto dei clienti delusi su propri prodotti di raccolta diretta, come le obbligazioni e i prodotti strutturati. 

Inoltre i vantaggi della diversificazione, della trasparenza e della facile liquidabilità non sono stati assolutamente spiegati nè tanto meno valorizzati dai vari canali distributivi, a partire come sempre dagli istituti di credito. Ed è stato quindi facile sbarazzarsi dei fondi, sostanzialmente misteriosi e poco comprensibili, a favore di servizi più complessi ma apparentemente più sicuri e garantiti come per esempio le index e le unit.

Infine, la qualità dei gestori è stata davvero scarsa: anche nel 2008, proseguendo una tendenza ormai consolidatasi negli anni, solo una minima parte di essi (per l’esattezza il 16%) è stata in grado di battere i rispettivi benchmark di riferimento.Perchè mai quindi un investitore dovrebbe entusiasmarsi per raccogliere briciole ? 

L’auspicio

Eppure, proprio l’implosione della finanza creativa avvenuta a partire dalla crisi dei subprime dovrebbe rappresentare per il risparmiatore medio italiano la migliore ragione per continuare a puntare sui fondi comuni di investimento come servizio principe su cui canalizzare il denaro accantonato per le proprie esigenze ed obiettivi di vita. 

Grazie agli interventi della Banca d’Italia, la gestione dei fondi sarà sempre più autonoma dall’attività tipica bancaria e quindi meno soggetta a condizionamenti, mentre l’industria da parte sua sta riducendo il numero dei prodotti in circolazione, dando luogo così ad una gamma di offerta più semplificata. 

Altre misure sono in atto e allo studio: nessuna però sarà in grado di produrre effetti se non verrà assisitita da un’azione politica concertata di tutte le maggiori istituzioni del settore in direzione di una massiccia opera educativa nei confronti del risparmiatore, per esempio incentivandolo a riavvicinarsi ai fondi mediante la sottoscrizione dei piani di accumulo. 

Si tratterebbe in definitiva di indirizzare flussi di denaro con maggiore stabilità e per molto più tempo verso l’economia reale. 

Ci sarà qualcuno che lo vorrà, nonostante la lobby bancaria ?

 
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Categorie : banche, borsa, consulenza, investimento, psicologia investitore, risparmio
 
avatar amicorisparmio

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29 Commenti

  • # wpmp_switches
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    sti fondi…dicono che hanno riscattatto 140 miliardi senza battere ciglio…..grazie al cavolo, hanno venduto!!!

  • # wpmp_switchet
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    Luca, la fai un po’semplice…I gestori devono tenere liquidità sufficiente per far fronte alle richieste di riscatto, chiaro che devono vendere per crearla questa liquidità. e naturalmente lo fanno nei momenti meno opportuni.
    Peraltro non sono stati pochi i casi di fondi o sicav che hanno sospeso i riscatti per un certo periodo – in base comunque a clausole previste dai regolamenti – proprio per non svendere e non danneggiare in tal modo gli altri sottoscrittori

  • # wpmp_switcheu
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    la loro semplice esistenza e’ un danno per i risparmiatori….alla larga

  • # wpmp_switchev
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    è evidente che non la penso così, anzi :-)

  • # wpmp_switchew
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    Luca, sono d’accordo con AmicoRisparmio. E lo sono cosciente e sicuro di essere un buon conoscitori dei fondi. Ti sbagli, mi dispiace.

    Quanti fondi sono distribuiti retail in Italia ? Diciamo 10000.. quanti ce ne saranno buoni, gestiti bene, con rendimenti costantemente sopra il benchmark… 100 ? Bene, oggi puoi accedere a quei 100 fondi che fanno la differenza mediante piattaforme telematiche indipendenti. Non ti bastano ? Ci vuole un po’ di tempo e di preparazione, non molta invero, ma abbastanza per capire quali sono quelli buoni… lo stesso tempo diciamo che normalmente gli italiani dedicano per scegliere un telefonino, uno ogni 6 mesi…

    Se il tuo panorama dei fondi si limita a quelli italiani e offerti dalle banche italiane, allora sì, hai ragione.

    Ma i fondi in se stessi sono un ottimo strumento di investimento per chi non ha il tempo di dedicarsi alla borsa tutto il giorno, per chi ha famiglia e NON VUOLE dedicarsi alla borsa tutto il giorno, per chi ha altri interessi.

    Nell’articolo mi sembra manchino due aspetti che hanno influito negativamente:

    - i costi vergognosi con tanto di commissioni di overperformance anche su rendimenti negativi basati talvolta su un benchmark inadeguato

    - le ridotte dimensioni delle SGR italiane; se la SGR di Milano ha un fondo che investe sui mercati asiatici e il gestore vive a Milano quale overperformance può mai fare ? Schroder, Merryl, Fidelity ecc hanno il gestore che vive a Singapore, a Hong Kong, vive quei mercati, quel clima. Il gestore di ilano riceve i report dai corrispondenti di area e va a farsi un giro ogni tanto…

  • # wpmp_switchex
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    il semplice fatto di avere un benchmark, di non poter essere corti, non partecipare seppure grossi azionisti alle assemblee, nonche’ la conoscenza PERSONALE di gestori a cui non affiderei nemmeno il compito di andare a farmi la spesa militano a favore della mia tesi: ALLA LARGA DAI FONDI!!

  • # wpmp_switchey
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    Luca scrivi di fondi italiani (anche se alcuni flessibili sono andati corti quest’anno e i risultati si sono visti); SICAV estere hanno ottimi gestori che pur avendo un benchmark vanno corti, vanno liquidi, usano opzioni, si espongono al 50/60/70% se lo ritengono opportuno.

    Insomma io non farei di tutta l’erba un fascio.

    Guarda con attenzione le performances dei fondi mondiali distribuiti in Italia, ne troverai di ottimi, con tracking di anni sempre superiori a un benchmark adeguato.

    Poi, se tu pensi di essere più bravo ti suggerisco, piuttosto che gestire solo i tuoi soldi… ti fare il gestore di fondi.

  • # wpmp_switchez
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    magari potessi farlo, ma pare che se non si e’ dei somari e’ impossibile farlo! e comunque basta un etf per far meglio della maggior parte di loro

  • # wpmp_switchfa
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    Grazie della Vostra partecipazione.
    Marco, entrambi gli elementi da te messi in evidenza sono importanti ma il post non voleva essere esaustivo di tutte le problematiche associate all’argomento (come per esempio il tavolo di lavoro promosso da Bankitalia) e mi sembra già abbastanza lungo così. I costi “vergognosi” sono possibili in ultima analisi perchè il cliente non è informato e – come giustamente sottolinei – non ha nessuna intenzione di sprecare tempo (almeno così crede)ad informarsi.
    Quanto a Luca, mi sembra di cogliere qualche pessima esperienza personale e quindi grande delusione: capisco e il tuo accenno alla maggiore efficienza degli etf – tipico strumento di gestione passiva – è corretto.
    Tuttavia, come sostiene Marco, le generalizzazioni come le tue (fa tutto schifo) finiscono per demonizzare uno strumento che avrebbe tutte le carte in regola (vedi post)per essere il numero 1.
    Non dimenticare che il blog ha finalità divulgative verso chi non conosce quasi nulla di queste cose e che non intende fare propaganda per tale o tal altro servizio di investimento.
    Grazie comunque

  • # wpmp_switchfb
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    assolutamente nessuna esperienza negativa! quei pochi che avuto mi hanno dato soddisfazione. e’ il sistema fondi che ritengo marcio a livello globale

  • # wpmp_switchfc
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    Malato forse è più appropriato di marcio, ma siamo nel campo delle opinioni.
    Mi sa comunque che ti dovrai rassegnare, il sistema fondi è una vera e propria industria che continuerà ad esistere anche dopo questa crisi.
    Speriamo che perlomeno si rigeneri su basi più etiche

  • # wpmp_switchfd
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    bè a proposito di fondi per oggi mi basta la tradata su azimut….eheh…cmq che esistano o meno non e’ che mi cambi molto

  • # wpmp_switchfe
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    Luca, i tuoi post indicano, a naso, che tu sia giovane; lo deduco dalla ‘tradata’, dagli aggettivi esagerati (marcio, l’attribuzione di somari a gestori professionisti ecc.); è molto positivo che tu stia diventando o sia già esperto di finanza e di investimenti specialmente in ottica futura, per te e la tua famiglia. Coltivare una cultura finanziaria prima di essere troppo impegnati per poterlo fare con assiduità, prima di avere troppe responsabilità per rischiare (anche il giusto) tornerà tutto a tuo vantaggio.

    Ma l’autoincensazione è un limite per un investitore. Chi guadagna veramente in borsa racconta i propri insuccessi, quasi mai i successi e lascia che gli altri si accorgano della sua competenza e arguiscano il suo successo dagli argomenti che porta in discussione.

  • # wpmp_switchff
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    signor Marco per me una grande tradata sono gia’ 200-300 euri…mi accontento.
    se per gestore professionista si intende un qualcuno che segue il benchmark, magari a suon di future, be’….abbiamo opinioni differenti.
    Sono in buona compagnia nella mia opinione, basta vedere Marco Liera su sole24ore plus di sabato!

  • # wpmp_switchfg
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    x amicorisparmio…..se Lei e’ veramente un amicorisparmio sconsigli i fondi!!!

  • # wpmp_switchfh
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    Luca, a questo punto la Sua provocazione è stucchevole e non mi appassiona granchè.
    Proprio di oggi è la notizia che il Parlamento europeo ha approvato la riforma della direttiva sui fondi comuni denominata Ucits 4, segno che la volontà politica è di rinnovare e migliorare lo strumento, non certo di abolirlo.
    Inoltre, personalmente non mi sentirei in pace con me stesso nel demonizzare questo servizio così utile per il risparmiatore.
    Se proprio vuole sentire altra musica per le Sue orecchie, le suggerisco di seguire le battaglie di Beppe Scienza contro il risparmio gestito.
    Personaggio dalle cui teorie, ovviamente, il sottoscritto rifugge e dissente totalmente.
    Buona fortuna

  • # wpmp_switchfi
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    temo che Ella sia al soldo di qualcuno che le “retocede” (ai professionisti piace dire cosi’) laute commissioni…..magari e’ solo un’impressione….cmq molto furba l’idea di aprire un blog su un sito di piccoli investitori per pubblicizzare cotanti bidoni…..molto furbo, Lei fara’ strada.

  • # wpmp_switchfj
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    Mi permetto di intervenire nella diatriba premettendo che non amo particolarmente i fondi, ma che li ritengo cmq gli strumenti migliori tra quelli di risparmio gestito.
    E’ vero che ci sono alcuni fondi, in particolare tra le sicav, che hanno ottenuto rendimenti superiori a quelli dell’indice di riferimento, ma il fatto che nel passato abbiamo ottenuto risultati brillanti non è garanzia per il futuro, anzi potrei citare casi di prodotti che dopo aver sovraperformato anche per lunghi periodi il mercato, improvvisamente iniziano a fare peggio.
    I motivi possono essere tanti e ne cito qualcuno: cambio del gestore, masse gestite in aumento, metodi gestionali che funzionano bene in certe fasi di mercato (ad esempio in un trend) e male in altre (ad esempio in una fase laterale), scelte strategiche premianti che si trasformano in un boomerang quando lo scenario economico cambia, ecc..
    Azzardo nel dire che anche nella scelta dei fondi, se proprio ci si vuole affidare ad essi, un approccio di tipo contrarian (nel senso di non puntare su chi ha performato “troppo bene” rispetto al mercato) potrebbe risultare migliore che basare le proprie scelte sui rendimenti passati (spero di non essere frainteso, non voglio dire di andare a scegliere quelli che hanno fatto peggio: gli asini rimarranno con tutta probabilità tali anche in futuro)
    Un ultima considerazione e concludo: di che gestione stiamo parlando se è l’investitore stesso, magari con la consulenza in conflitto d’interessi del venditore, che deve scegliere la propria asset allocation, i fondi per costruirla, il timing d’entrata e d’uscita?!
    Michele

  • # wpmp_switchfk
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    sono un promotore finanziario e l’ho dichiarato più volte in questo blog.
    Sono appassionato e non furbo.
    Dov’è la furbizia, se non ci sono prodotti “piazzati” ?
    Con questo, se mi permette, passo e chiudo

  • # wpmp_switchfl
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    Michele,grazie dell’equilibrato e lucido interventoche mi trova in linea di massima d’accordo,tranne che nell’ultima parte,che merita un chiarimento: il gestore dei fondi. non deve gestire il cliente ma il denaro dellamassa dei sottoscrittori in base al mandato ricevuto e al regolamento del fondo.Composizione dell’asset personalizzato,timing e il resto vanno decisi dal cliente magari con l’assistenza del suo professionista di fiducia. Che non e’il gestore .

  • # wpmp_switchfm
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    sig. nemicorisparmio, oopss amicorisparmio, Lei e’ in EVIDENTE CONFLITTO DI INTERESSI per cui abbia la decenza di non propagandare anche in questa sede strumenti notoriamente svantaggiosi per i piccoli risparmiatori.

  • # wpmp_switchfn
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    Io sono nemico delle posizioni preconcette e soprattutto della mancanza di rispetto altrui.
    E poi, Luca, non sono io l’ospite qui.

  • # wpmp_switchfo
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    amicorisparmio, parlando di gestione mi riferisco sia alla gestione del prodotto da parte della sgr, sia all’assistenza al cliente da parte del bancario o del promotore (di cui riconoscono il differente approccio): ritengo che, con le apprezzabili eccezzioni, le inefficienze stiano in entrambe le facce della medaglia
    Michele

  • # wpmp_switchfp
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    E’ un’interpretazione molto estensiva la tua, Michele, e poco ortodossa, l’importante però è comprendersi.
    E francamente non vedo come non darti ragione, anche se – qui sì in conflitto di interessi – vedo molto più inefficienze nelle altre figure professionali (in attesa che cresca il numero dei consulenti indipendenti) che nel promotore.
    Grazie

  • # wpmp_switchfq
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    Buonasera,
    la discussione ha preso una piega che personalmente definirei imbarazzante.

    Luca, fatico a capire la sua posizione… forse un gestore di fondi le ha fatto un torto talmente grave da meritare tutto questo suo immotivato e disinformato risentimento preconcetto ?

    O forse lei ritiene di avere, unico o raro nel suo genere, il deposito della verità ? Se si ritiene così in gamba da potersi permettere giudizi così aspri, per favore, si rimbocchi le maniche, studi, dimostri la sua competenza e si proponga come gestore del risparmio. Quando lei scrive “non posso fare il gestore” significa che c’è una legge che glielo proibisce o lei non ha l’umiltà di dimostrare la sua presunta preparazione e affrontare questa sfida ? In base alle sue parole dovrebbe diventare il più valido e (stra)pagato gestore in breve tempo.

    Michele, i discorsi che i fondi che hanno ben performato in passato non danno la garanzia di farlo anche in futuro è il solito (ovvio) DISCLAIMER richiesto dalla legge. Anche il velocista recordman mondiale non garantisce che farà un altro record del mondo, e il manager di successo non può garantire che le sue prossime decisioni saranno di altrettanto successo. E quindi ? Forse lei o Luca potete fornire la garanzia che le vostre scelte passate di successo sono solo un’anteprima delle future altrettanto indovinate decisioni ? Il cambio del gestore, ad esempio, così come le strategie sempre uguali in qualunque situazione di mercato (vedasi i contrarian di Anima) sono due situazioni che possono influenzare le performance di un fondo ma i siti delle maggiori società di investimento riportano il gestore e le performances dettagliare. Inoltre i maggiori fondi di successo NON hanno questo problema; non volevo entrare nel merito stretto ma, così a memoria, Carmignac Investissment ha lo stesso gestore da 20 anni… vado a memoria.

    Infine, AmicoRisparmio, il promotore è una figura, che, glielo dico francamente, mi insospettisce. Lei è promotore multibrand ? Viene pagato dal cliente ? Insomma, non deve rispondermi, voglio dire, molto meglio (ma molto + rischioso e complicato) il CONSULENTE finanziario.

    Buona serata.

  • # wpmp_switchfr
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    Marco, le discussioni prendono la piega che decidiamo di dargli.
    Non serve a niente darsi del Lei e poi non rispettare gli altri: non è riferito a Lei/te, ovviamente.
    Il tu agevola la comunicazione ed invito ad usarlo in questo blog tutti i commentatori ..di buona volontà :-)
    Per quanto riguarda la figura del promotore, meglio documentarsi un po’ prima di insospettirsi inutilmente, ti/Le pare? Per esempio visitando il sito dell’Associazione Promotori(www.anasf.it)
    Sì sono multi brand, ma nell’ambito degli accordi presi dalla mandante, per la quale sono obbligato per legge ad offrire servizi finanziari ai clienti.
    Esistono però anche promotori senza mandato
    Il promotore con mandato non può venire, sempre per legge, pagato dal cliente

  • # wpmp_switchfs
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    AmicoRisparmio,
    quando scrivo che il promotore mi “insospettisce” voglio dire che data la sua retribuzione basata princialmente sulle retrocessioni, ben difficilmente suggerirà al proprio cliente di mettere tutto in BOT o conti remunerati (mi riferisco al periodo 2007-inizio 2008) pur in presenza di segnali che un professionista non poteva ignorare.

    Poi se tu… ok… l’hai fatto o meno è poco importante in quanto il mio era e resta un punto di vista generale, basato, purtroppo su alcune esperienza indirette e su una abbastanza diretta, capitata a una persona che conosco bene.

    Nella fattispecie questa persona aveva anche in piano di spendere soldi per la ristrutturazione di un immobile, quindi il “suggerimento” interessato del promotore è stato di notevole danno venendo a mancare anche l’elemento temporale necessario per un eventuale recupero.

    Chiaro, mi dirai tu, che ci sono seri e meno seri in tutte le professioni ma resto della mia idea e cioè che, per non saper nè leggere nè scrivere, il CONSULENTE è molto meglio… ma devo anche ammettere che il consulente vuole patrimoni significativi altrimenti i suoi costi non sono in toto sostenibili dal cliente.

  • # wpmp_switchft
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    Caro Marco,
    ti ringrazio dell’approfondimento, siamo però andati notevolmente fuori del tema che il post voleva centrare, quello dello strumento Fondi che tra l’altro ci vedeva allineati sulla stessa posizione.
    Non mi voglio peraltro sottrarre alla disputa su chi sia meglio, se il promotore o il consulente, ma ci tornerò presto con un post ad hoc sulle professionalità nel settore del risparmio personale, tema comunque già affrontato in passato.
    La conclusione non sarà di parte, te lo assicuro.
    Ciao e grazie ancora :-)

  • # wpmp_switchfu
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    Marco scrive “Anche il velocista recordman mondiale non garantisce che farà un altro record del mondo, e il manager di successo non può garantire che le sue prossime decisioni saranno di altrettanto successo. E quindi ? Forse lei o Luca potete fornire la garanzia che le vostre scelte passate di successo sono solo un’anteprima delle future altrettanto indovinate decisioni ?:
    innanzitutto non rispondo per Luca, poi con le mie affermazioni non voglio dire che il gestore deve essere infallibile (ne io dichiaro di esserlo, ci mancherebbe), ma che analizzando la situazione generale del risparmio gestito preferisco affidarmi a strumenti indicizzati (Etf) e concentrarmi sull’asset allocation che è poi la detrminante principale dei rendimenti nel lungo periodo.
    Michele

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