Se nessuno risica più
La crisi finanziaria ha ormai profondamente contagiato l’economia reale, si è trasferita su questa ed è diventata sociale.
Oltre 4 milioni di disoccupati negli Usa dall’inizio del fenomeno, con un’accelerazione molto forte negli ultimi mesi, mentre nel resto del mondo i contraccolpi dell’epidemia di finanza malata si stanno cominciando a sentire a livello di produzione, di vendite, di consumi.
Una General Motors – fino a pochissimo tempo fa colosso automobilistico per antonomasia – ridotta in stato fallimentare poteva sembrare frutto della fantasia di qualche romanziere, ed invece sta succedendo.
E’ l’ora dei politici
Si sta deteriorando in modo sensibile il quadro sociale e quindi è richiesto a gran voce l’intervento dei politici, i quali al di là e al di qua dell’Atlantico, ed in tutto il globo, non si stanno certo tirando indietro.
Così Barack Obama definisce “spaventoso” il dato relativo alla disoccupazione di febbraio (651.000 in più rispetto al mese precedente), ma nello stesso tempo ripete con forza “Yes, we can”, invitando all’unione e alla reazione contro le presenti difficoltà il popolo americano.
Nel variegato scenario europeo, tutti i leader di governo – come è consuetudine – si muovono in ordine sparso.
Nel nostro Paese, che in teoria dovrebbe essere più solido perchè dotato di un sistema bancario più conservatore e quindi meno coinvolto nella finanza innovativa, ma dove la Borsa di Milano ha perso la socrsa settimana oltre il 15% cioè almeno il doppio di tutte le altre, Silvio Berlusconi giustamente attacca il catastrofismo dei media.
Non aver paura
Musica celestiale per le nostre orecchie, che da tempo l’abbiamo invocata (http://risparmiareinformati.investireoggi.it/dietro-le-notizie-157.html), ma che appare paradossalmente stonata visto che proprio il Cavaliere controlla la filiera Mediaset, certo non esente dai toni cupamente pessimisti utilizzati anche dalla concorrenza Rai et similia.
Il messaggio di fondo, che invita alla fiducia e a non aver paura è tuttavia del tutto condivisibile: l’ammissione da parte del Governo che l’unica cosa che può far paura alla sua stessa azione è la paura stessa, ha il pregio della chiarezza e del richiamo alla responsabilità dei cittadini.
Combattere con il nostro comportamento il senso di impotenza che può derivare dalle descrizioni alle volte tragiche della realtà da parte dei media, è un impegno che noi tutti ci dovremmo prendere, con l’inevitabile e positiva conseguenza che prima o poi quel capo di vestiario o quel modello di autovettura sul cui acquisto avevamo deciso di soprassedere, ce lo compreremo: contribuendo in tal modo nel nostro piccolo alla ripresa dei consumi.
L’altra metà del cielo
Tutto bene, quindi ? Non direi: sembra che tutti, al governo e all’opposizione, si dimentichino del risparmiatore. Tutti intenti a scongiurare il crollo dei consumi, nessuno si cura del problema dell’accantonamento delle risorse per far ripartire il ciclo. Che pure ha la sua importanza.
Ce lo ricorda Virginio Schiavetti in un intelligente articolo su Plus di sabato 7 marzo, commentando il portentoso rialzo del tasso di risparmio personale delle famiglie americane, passato dallo 0,8% al 5% in soli 5 mesi: è proprio quella stessa atavica paura del futuro, che spinge a non consumare, a determinare la messa a disposizione, praticamente gratuita, di risorse finanziarie preziose. Che se fossero incanalate verso impieghi produttivi, riuscirebbero a ridurre in modo sostanziale i contributi statali diretti e indiretti (quelli decisi nei confronti delle banche), con beneficio immediato per tutti.
Peccato, è il ragionamento di Schiavetti, che si privilegino invece solo manovre d’ispirazione keynesiana. Già, peccato.
Il problema è che, in un’epoca di feroce avversione al rischio – che sarebbe stata invece quanto mai opportuna prima che la bolla dei subprime scoppiasse – nessuno vuol prendersi il rischio di spingere in direzione contraria.
Così i nuovi risparmi rimarranno congelati perchè terrorizzati dalla prospettiva di imbarcarsi in nuove avventure, che oggi sarebbero invece infinitamente più promettenti, visti i prezzi da saldo raggiunti da troppi titoli azionari.
Oltre alla paura di aver paura, bisognerebbe insomma evitare il rischio di non rischiare.
Speriamo che qualcuno prima o poi, tra quelli che contano, lo dica forte e chiaro
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16 marzo 2009 alle 16:41
Sono d’accordo con quanto scrivi a proposito della fiducia, ma il problema è che la classe dirigente non si è ancora dimostrata all’altezza di contrastare la crisi con una soluzione equa e sostenibile..e con il pensiero di Schiavetti che da un pò mette il dito nella piaga delle politiche monetarie con cui, a suo dire, si cerca di salvare il malato con la stessa ricetta, la liquidità, che l’ha portato al collasso…
Michele
17 marzo 2009 alle 10:00
Grazie Michele.
Se ogni tanto mi segui sai che sono (finora) un sostenitore di Obama, almeno fino a che non si farà prendere dal populismo – abbiamo qualche avvisaglia in tal senso – e resterà pragmatico. Come dicono in tanti, la crisi nasce da lì e morirà lì.
Incrociamo le dita
17 marzo 2009 alle 10:30
[...] la tendenza, che abbiamo già evidenziato nell’ultimo post a proposito dei risparmiatori americani, ad accumulare – per prudenza – risorse liquide, una [...]