Vite da risparmiatori: il caso di U., il pensionato single
Amicorisparmio chiede ancora umilmente scusa ai frequentatori del blog, il trasloco l’ha assorbito totalmente, impedendo la benchè minima distrazione,ivi compresa la scrittura dei post .
Si riparte ora dai casi concreti: il primo dopo molti mesi, dopo lo scoppio della bolla e la crisi dei subprime, riguarda U.
U. è un pensionato di 72 anni, ex dipendente di una grande azienda di telecomunicazioni, non è sposato e divide l’appartamento di proprietà con un fratello, di qualche anno più giovane che tira avanti con una pensione minima, dopo avere passato diversi anni da disoccupato.
Per i due non si tratta quindi di una situazione rosea, ma pur esistendo altri tre fratelli, per fortuna benestanti, con i quali intercorrono buoni rapporti e che sono pronti a dare una mano all’occorrenza, preferiscono non essere di peso e vivere senza pretese, agevolati peraltro dal non dovere sostenere il peso di familiari a carico.
Hobbies tra etica e politica
U. è un fervente cattolico e almeno 3 volte all’anno si reca in pellegrinaggio nei principali luoghi di culto della dottrina religiosa da lui praticata, usufruendo di condizioni di viaggio e soggiorno particolarmente vantaggiose ottenute dall’organizzazione a matrice clericale cui si appoggia.
Ma la sua Fede non lo assorbe così integralmente da fargli trascurare altri interessi: così U. si impegna molto nelle campagne civili del partito politico da cui si sente maggiormente rappresentato e da bravo volontario eccolo impegnato a raccogliere firme e/o denaro presso i gazebo di volta in volta allestiti per le diverse occasioni.
Due conti post-crisi, un’esigenza chiara e una decisione-lampo
Nel corso degli anni U. è riuscito ad accantonare un po’ di quattrini, che – al netto di alcuni atti di liberalità (ispirati dal fatto di non avere discendenti diretti) nei confronti di un paio di nipoti – ammontavano agli inizi del 2008 a circa 110 mila euro, investiti per il 40% circa in asset azionari.
Non essendo particolarmente ansioso e più attratto dagli aspetti spirituali della vita piuttosto che da quelli materiali, U. ha fatto solo ora i conti, assieme al proprio promotore, dei propri risparmi e l’effetto è stato abbastanza scioccante: non più di 85 mila euro rimasti tra fondi, unit linked e azioni: una “perdita” teorica quindi di 25.000 euro, che ha provocato la decisione di uscire da tutto e tenere solo liquidità in conto corrente.
Ragionamento finale
U., che un tempo aveva una propensione al rischio abbastanza alta, ritiene giunto il momento di non rincorrere più i mercati: nel prossimo futuro vuole affrontare le piccole integrazioni alle spese di tutti i giorni, nonchè perseguire i suoi obiettivi caritatevoli, senza patemi d’animo, mettendo quindi in sicurezza quanto maturato ad oggi.
Non crede e non ha voglia di credere nè alle possibilità di recupero delle azioni, nè alle prospettive legate a prodotti di rendita vitalizia che il promotore elenca all’interno di una buona gamma di soluzioni finanziarie e previdenziali alternative tra loro.
Tuttavia, con il supporto del professionista, U. ragiona anche sulla durata limitata del suo capitale, se detenuto unicamente in liquidità.
Alla fine opta per non consolidare le perdite intervenute nella parte azionaria del suo portafoglio finanziario e decide di tenere un 60% di soldi in conto corrente, ricavandoli dalla vendita di posizioni bilanciate, 20% in un fondo azionario globale e 20% nello stesso giardinetto di azioni su cui ha registrato le perdite: l’intenzione è quella di attendere nei prossimi anni un recupero, ancora possibile, delle Borse senza rinunciare nel breve a soddisfare le sue esigenze legate alla liquidità.
Un posizionamento insomma più equilibrato e funzionale, che lascia U. più tranquillo, almeno per il prossimo periodo.
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